sabato 23 aprile 2016

Nota biografica




“C’è solo una speranza di respingere la tirannica ambizione della civiltà di conquistare ogni luogo della terra. Questa speranza è l’organizzazione delle genti più sensibili ai valori dello spirito, affinché combattano per la libera continuità della natura selvaggia” (Robert Marshall)

“La natura deve essere rispettata e salvaguardata per il suo valore in sé. È uomo che deve adattarsi alle sue esigenze e non viceversa. Se è possibile, si deve fare in modo che il mondo selvaggio viva nella sua libera continuità e nella sua fierezza, quella libertà e quella fierezza che l'uomo, prigioniero e schiavo delle proprie convenzioni, forse inconsciamente invidia"


Mario Spinetti è nato in Italia nel 1961. Tra le montagne abruzzesi ebbe le prime esperienze della wilderness dei luoghi e dello spirito, e comprese l'infinito valore in sé della natura. Consapevole del profondo senso che il luogo in cui si vive può attivare nell'animo dell'individuo, periodicamente ha soggiornato nella natura selvaggia, per meglio comprendere e soprattutto vivere lo spirito bioregionalista, quello spirito del selvaggio e del luogo che se riportato a nudo riappare in ciascuno di noi. Sin dalla giovane età ha sviluppato la sua grande passione per il mondo naturale ed una visione olistica ed ecocentrica di esso. Ha quindi maturato ed appreso l’acuta visione dell’Ecologia profonda. Dalla fine degli anni settanta si è interessato attivamente di conservazione della natura nonché di ornitologia, di teriologia e di apicoltura. Dal 1983 alla primavera del 2003 è stato dipendente della Riserva Naturale Orientata (Corpo Forestale dello Stato) "Monte Velino" (Appennino Centrale) in qualità di naturalista con particolare riferimento alla fauna. Dal 1992 al 1998 ha collaborato, sempre come naturalista, nella Riserva Naturale Regionale Zompo lo Schioppo”. Nel corso degli anni, per conto di vari editori e di Enti, ha pubblicato numerosi libri su tematiche naturalistiche (guide naturalistiche e storiche di campo, dizionario europeo di apicoltura, fauna della Riserva del Velino e Fauna del Parco Regionale del Sirente/Velino, check-list della fauna della Marsica, monografia sull'Aquila reale, La vita sociale delle api, Aromel, Preparati fitoterapici per uso apistico, saggio l’Uomo naturale riflessioni etico filosofiche sulla conservazione della natura e sullo stile di vita, Napapiiri, ritorno al selvatico, Il mio Walden, ecc.) oltre ad articoli scientifici e divulgativi su specifiche riviste del settore. La sua frase preferita è un detto epicureo: “Lathe biosas" (vivi nascostamente) e “Non puoi toccare un fiore senza disturbare una stella” (G. Bateson).  E’ vegano dall’età di 12 anni, è Italo/Finlandese e vive in Lapponia (Finlandia).

Dal 2003 per stretti, gravi e permanenti motivi di salute si è ritirato dalla vita pubblica


You never know how strong you are, until being strong is the only choice you have!
Be Strong because things get better. It my be storms now, but it never rains forever!



English version

Mario Spinetti was born in Italy in 1961. Among the Abruzzi Mountains was the first experience of the wilderness of the places and of the spirit, and understood the infinite value of nature itself. Aware of the profound meaning that the place where you live can activate the soul of the individual, regularly stayed in the wilderness, to better understand and above all experience the spirit bioregionalist, that spirit of the wild and of the place that if reported to the naked reappears in each of us. From an early age he developed his passion for the natural world and a holistic and eco-centric vision of it. He has gained and learned the acute vision of deep ecology. Since the late seventies he has been actively involved in nature conservation and ornithology, to teriology and beekeeping. From 1983 to the spring of 2003 he was an official of the Natural Reserve (State Forestry) "Monte Velino" (Central Apennines) as naturalist with particular reference to the fauna. From 1992 to 1998 he worked, always as a naturalist, in the Regional Natural Reserve "Zompo lo Schioppo". Over the years, on behalf of various publishers and organizations, he has published numerous books on natural themes (natural and historical guides of field, European beekeeping Dictionary, fauna of the Reserve Velino and Fauna Regional Park Sirente / Velino, check -list of the fauna of the Marsica, monograph Golden eagle, Social life of bees, Aromel, Herbal preparations for beekeeping use, essay the natural philosophical ethical reflections Man on nature conservation and on lifestyle, Napapiiri, return to the wild, My Walden, etc.) as well as scientific and popular articles on specific magazines. His favorite phrase is an Epicurean said: "Lathe biosas" (live covertly), and "you can not touch a flower without disturbing a star" (G. Bateson). He is vegan since the age of 12 years, have Italian / Finnish nationality and live in Lapland (Finland).
From 2003 to close, serious and permanent health reasons he retired from public life


venerdì 22 aprile 2016

Ecologia profonda




“L’ecologia profonda è radicalmente tradizionale dal momento che collega una corrente antichissima di minoranze religiose e filosofiche dell’Europa occidentale, del Nordamerica e dell’Oriente e ha anche forti legami con molte posizioni filosofiche e religiose dei popoli nativi (compresi gli indiani d’America). In un certo senso essa può essere considerata come la saggezza che conserva il ricordo di ciò che gli uomini sapevano un tempo” (Devall & Sessions, 1989).

Il pensiero dell’ecologia profonda focalizza, più di ogni altro, il valore in sé della natura e il valore globale olistico di tutte le cose anche perché “l’imprecisione sulla ‘origine’ dell’ecologia profonda è poca cosa rispetto ai giudizi sommari, denigratori, ironici che si leggono assai spesso sulla stampa di largo consumo” (Salio, 1994). L’iniziatore esplicito di questa visione della realtà naturale e vitale è il filosofo norvegese Arne Naess che nel corso degli anni settanta tramite uno specifico e rivoluzionario articolo distinse categoricamente l’ecologia in superficiale (Shallow ecology) e in profonda (Deep ecology). L’ecologia profonda, come è implicito nella sua stessa definizione letterale, va ben oltre l’analisi superficiale e asettica dei problemi ambientali propria della scienza ecologica classica, manifestando, al contrario, solo una visione completa e totalizzante del mondo. “Si tratta dell’idea che non possiamo operare alcuna scissione ontologica netta nel campo dell’esistenza: che non c’è alcuna biforcazione nella realtà fra l’uomo e i regni non umani.... nel momento in cui percepiamo dei confini, la nostra consapevolezza ecologica profonda viene meno” (Fox, 1983 in Devall & Sessions, 1989). Tuttavia l’essenza dell’ecologia profonda è ben antecedente alle idee di Arne Naess in quanto già nelle epoche storiche remote (cultura indiana, animista, ecc.) si sono evidenziati atteggiamenti mentali e pratici unificatori dove ogni elemento aveva valore in sé ed era universale. “Sono una pietra, ho visto vivere e morire, ho provato felicità, pene ed affanni: vivo la vita della roccia. Sono parte della Madre Terra, sento il suo cuore battere sul mio, sento il suo dolore, la sua felicità: vivo la vita della roccia. Sono una parte del Grande Mistero, ho sentito il suo lutto, ho sentito la sua saggezza, ho visto le sue creature che mi sono sorelle: gli animali, gli uccelli, le acque e i venti sussuranti, gli alberi e tutto quanto è in terra e ogni cosa nell’universo” (Preghiera Hopi).
“Mentre l’ecologia superficiale si può considerare prevalentemente ispirata a un’etica del valore strumentale, seppure intesa in chiave ‘riformista’ (conservazione e preservazione) e non di puro e semplice sfruttamento, l’ecologia profonda sostiene tesi del valore intrinseco degli oggetti naturali” (Salio, 1989). Ottima anche la definizione del termine fatta da Capra (1997): “L’ecologia superficiale è antropocentrica, cioè incentrata sull’uomo. Essa considera gli esseri umani al di sopra o al di fuori della Natura, come fonte di tutti i valori, e assegna alla Natura soltanto un valore strumentale, o di ‘utilizzo’. L’ecologia profonda non separa gli esseri umani - né ogni altra cosa - dall’ambiente naturale. Essa non vede il mondo come una serie di oggetti separati, ma come una rete di fenomeni che sono fondamentalmente interconnessi e interdipendenti. L’ecologia profonda riconosce il valore intrinseco di tutti gli esseri viventi e considera gli esseri umani semplicemente come un filo particolare nella trama della vita”. Naess dichiara che “l’essenza dell’ecologia profonda sta nel porsi domande più radicali”, cioè nel porsi domande che mettono in discussione le certezze “superficiali” della nostra concezione del mondo, concezione che vede l’uomo protagonista assoluto della Terra, dominatore di tutte le creature. L’ecologia profonda, valica questo paradigma e sfocia nell’impersonale spostando l’uomo da motore centrale a semplice elemento della “trama della vita di cui siamo parte” (Capra, 1997). L’ecologia profonda ricondiziona lo stile della vita umana, pone quesiti su ogni atteggiamento del quotidiano e tenta di radicare nel pensiero una nuova etica universale ed onnicomprensiva. In altri termini un ecologo profondo avrà un atteggiamento positivo in qualsiasi settore dei rapporti sociali e “naturali” perché universalizza un principio che sin dall’origine è impostato su una visione monistica, radicale e paritetica. Scrive ancora Capra (1997): “Il potere del pensiero astratto ci ha condotto a considerare l’ambiente naturale - la trama della vita - come se consistesse di parti separate, che diversi gruppi di interesse possono sfruttare. Inoltre, abbiamo esteso questa visione frammentata alla società umana, dividendola in differenti nazioni, razze, gruppi politici e religiosi. Il fatto di credere che tutte queste parti - in noi stessi, nel nostro ambiente e nella nostra società - siano realmente separate ci ha alienato dalla Natura e dai nostri simili, e ci ha quindi sviliti. Per riconquistare la nostra piena natura umana, dobbiamo riconquistare l’esperienza della connessione con l’intera trama della vita. Questo riconnettersi, religio in latino, è la vera essenza del fondamento spirituale dell’ecologia profonda”. 
Continua ancora Capra (1997): “Per l’ecologia profonda, la questione globale dei valori è decisiva; è, infatti, la caratteristica centrale che la definisce....... E’ una visione del mondo che riconosce il valore intrinseco delle forme di vita non umana. Tutti gli esseri viventi sono membri di comunità ecologiche legate l’una all’altra in una rete di rapporti di interdipendenza. Quando questa concezione ecologica profonda diventa parte della nostra consapevolezza di ogni giorno, emerge un sistema etico radicalmente nuovo.
Oggi la necessità di una tale etica ecologica profonda è urgente, soprattutto nella scienza, dato che gran parte di ciò che fanno gli scienziati non serve a promuovere la vita ne a preservarla, ma a distruggerla......
Nel contesto dell’ecologia profonda, l’idea che i valori sono insiti in tutto ciò che è parte vivente della Natura, ha le sue basi nell’esperienza ecologica profonda, o spirituale, che la Natura e l’Io sono una cosa sola. Questa dilatazione totale dell’Io fino all’identificazione con la Natura è il fondamento dell’ecologia profonda....
Ne consegue che il rapporto fra una percezione ecologica del mondo e un comportamento corrispondente non è un rapporto logico ma psicologico. Dal fatto che siamo parte integrante della trama della vita, la logica non ci conduce a delle regole che ci dicano come dovremmo vivere. Tuttavia, se abbiamo la consapevolezza ecologica profonda, o l’esperienza, di far parte della trama della vita, allora vorremo (e non dovremo) essere inclini ad aver rispetto per tutto ciò che è parte vivente della Natura. In effetti, non possiamo fare a meno di reagire in questo modo”.

I principi basilari dell’ecologia profonda possono essere così riassunti (da Devall & Sessions, 1989):

1. Il benessere e la prosperità della vita umana e non umana sulla Terra hanno valore per se stesse (in altre parole: hanno un valore intrinseco o inerente). Questi valori sono indipendenti dall’utilità che il mondo non umano può avere per l’uomo.
2. La ricchezza e la diversità delle forme di vita contribuiscono alla realizzazione di questi valori e sono inoltre valori in sé.
3. Gli uomini non hanno alcun diritto di impoverire questa ricchezza e diversità a meno che non debbano soddisfare esigenze vitali.
4. La prosperità della vita e delle culture umane è compatibile con una sostanziale diminuizione della popolazione umana: la prosperità della vita non umana esige tale diminuizione.
5. L’attuale interferenza dell’uomo nel mondo non umano è eccessiva e la situazione sta peggiorando progressivamente.
6. Di conseguenza le scelte collettive devono essere cambiate. Queste scelte influenzano le strutture ideologiche, tecnologiche ed economiche fondamentali. Lo stato delle cose che ne risulterà sarà profondamente diverso da quello attuale.
7. Il mutamento ideologico consiste principalmente nell’apprezzamento della qualità della vita come valore intrinseco piuttosto che nell’adesione a un tenore di vita sempre più alto. Dovrà essere chiara la differenza tra ciò che è grande qualitativamente e ciò che lo è quantitativamente.
8. Chi condivide i punti precedenti è obbligato, direttamente o indirettamente, a tentare di attuare i cambiamenti necessari.

Gli otto punti schematici testé riportati pongono in evidenza come l’ecologia profonda, sia una delle poche concezioni che ha ricollocato l’uomo nella giusta armonia con la natura (in linea con una nuova etica della terra). Ecco un semplice parallelo tra i principi della cultura dominante e quella “profonda” dell’Ecologia profonda (da Devall & Sessions, 1989):

Cultura dominante: CD 
Ecologia profonda: EP

CD: Dominio sulla natura 
EP: Armonia con la natura

CD: L’ambiente naturale è una risorsa per l’uomo 
EP: Tutta la natura ha un valore intrinseco/uguaglianza delle biospecie

CD: Crescita economica/materiale per l’aumento della popolazione umana 
EP: Bisogni materiali semplici 

CD: Fiducia nell’abbondanza delle risorse 
EP: Risorse limitate della Terra

CD: Progresso e soluzioni ad alta tecnologia 
EP: Tecnologia appropriata: scienza non dominatrice

CD: Consumismo 
EP: Sobrietà/riciclaggio

CD: Comunità centralizzata/nazionale 
EP: Tradizione minoritaria/bioregione

Livingston (in Devall & Sessions, 1989) afferma giustamente che gli argomenti inerenti alla protezione della natura sono sempre stati impostati verso interessi umani diretti ed indiretti, tanto che senza una mutazione integrale della consapevolezza e della profondità dello spirito, non è possibile connettersi in verità con il mondo naturale e quindi “non c’è alcuna speranza di ribaltare la situazione e di proteggere i boschi e gli animali selvatici dalla distruzione umana”.
Per esempio l’istituzione di un’area protetta è un classico intervento dell’ecologia superficiale, sempre, come detto, in chiave antropocentrica. Non si mettono mai in dubbio le “certezze” della società e della scienza moderna, ma si criticano esclusivamente gli aspetti negativi apparenti di superficie senza andare mai al nocciolo della questione. E’ doverosamente giusto un intervento protettivo, si badi bene, ma deve essere integrato da quella visione “profonda” della realtà naturale dove l’uomo è un elemento indistinto in un tutto unico e dove ogni atteggiamento è sempre spontaneamente in armonia con l’altro.
Fermiamoci per un attimo a riflettere. Proviamo a cambiare la nostra vita. Entriamo nella spiritualità profonda della natura e perdiamoci entro le sue forze, senza pensare ad una meta né ad un nostro particolare interesse. Scrivono Lombardo & Olivetti (1991) “Un passo dietro l’altro. L’importante è non anticipare, non pensare a ‘quanto manca per arrivare’. Camminare, dentro le proprie scarpe, senza considerare il tempo esterno. Lo sanno bene quelli che hanno imparato a farlo, in montagna o più genericamente nell’ambiente naturale.....Camminare è, in primo luogo, andare alla ricerca del tempo perduto....Il tempo è perduto perché il presente pieno non esiste più, nella nostra vita, neanche nei momenti di svago e disimpegno. Viviamo in una dimensione in cui il passato è cancellato.....ma anche il presente è morto, sostituito da una continua anticipazione di quello che faremo fra dieci minuti, un’ora, due giorni. Un limite continuamente spostato in avanti”.
Proviamo allora a ricongiungerci alla natura, proviamo a raggiungere l’essenza delle cose nel loro profondo, anche nel più profondo di noi stessi, e spegnamo finalmente la bramosia delle sensazioni esterne. “Alla lunga, per partecipare con gioia e con tutto il cuore al movimento dell’ecologia profonda, bisogna prendere la vita molto seriamente. Chi mantiene un basso tenore di vita e coltiva un’intensa, ricca, vita interiore, riesce, meglio di altri, ad avere una visione ecologica profonda e ad agire di conseguenza. Mi siedo, respiro profondamente e sento esattamente dove sono “ (Arne Naess).
Scrive Dalla Casa (1996): “Nell’impostazione di pensiero dell’ecologia profonda, la nostra specie non è particolarmente privilegiata. Gli esseri viventi e gli ecosistemi, come tutti gli elementi del Cosmo, hanno un valore in sé. Tutta la Natura ha un valore intrinseco ed unitario, così come ha un valore in sé ogni sua componente, formatasi in un processo di miliardi di anni. La specie umana è una di queste componenti, uno dei rami dell’albero della Vita........Il mondo naturale non è ‘patrimonio di tutti, ma è ben di più: è di miliardi di anni anteriore alla nostra specie. Se proprio si vuol parlare di appartenenza, è l’umanità che appartiene alla Natura e non viceversa........ In questo quadro l’idea occidentale-biblica sulla posizione umana appare più o meno come un curioso delirio di grandezza.
Mentre nell’ecologia di superficie la Terra va rispettata perché è di tutte le generazioni presenti e future, nell’ecologia profonda la specie umana non è depositaria né proprietaria di alcunché”.
Tuttavia, come precedentemente detto, anche l’ecologia di superficie è importante, soprattutto per gli interventi che devono avere un immediato riscontro nel campo della conservazione. Tenuto altresì conto che per raggiungere una visione profonda dell’ecologia è necessario avviare un radicale mutamento del proprio pensiero, non si esclude che le acquisizioni mentali dell’ecologia di superficie siano una delle tappe fondamentali verso quelle profonde. Sperando che l’ecologia di superficie non sia un ennesimo spettacolo della “civiltà” occidentale!

“Per la prospettiva ecologica profonda, vivere la natura selvaggia significa:
a) sviluppare il senso del luogo;
b) ridifinire il ruolo dell’uomo nel sistema naturale: da conquistatore della terra a persona che sperimenta un contatto pieno con la natura;
c) coltivare la modestia e l’umiltà; e infine,
d) comprendere il ciclo vitale delle montagne, dei fiumi, dei pesci, degli orsi........
Come ecologista profondo........ Muir indagava la natura e non si limitava ad ammirarla. Cominciò a capire che le cavallette o i pini e le pietre non dovevano essere intese come entità separate perché erano strettamente connesse” (Devall & Sessions, 1989).

Occorre infine ricordare che un’ idea anche se sostenuta da una minoranza può nel tempo produrre degli effetti sostanzialmente positivi. Scrive infatti Kaczynskj (1997): “Prima della lotta finale i rivoluzionari non dovrebbero aspettarsi di avere la maggioranza dalla loro parte. La storia è fatta di minoranze attive e determinate, non dalla maggioranza, che raramente ha una idea chiara e precisa di quello che realmente vuole. Nel tempo necessario per arrivare allo sforzo finale verso la rivoluzione il compito dei rivoluzionari sarà quello di costituire un piccolo nucleo di persone profondamente coinvolte piuttosto che cercare di guadagnarsi il favore della massa. Per quanto riguarda la maggioranza, sarà sufficiente renderla consapevole dell’esistenza della nuova ideologia e ricordargliela con frequenza.... “.

"Solo se riusciremo a vedere l'universo come un tutt'uno in cui ogni parte riflette la totalità in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo. Altrimenti saremo solo come la rana del proverbio cinese che, dal fondo del pozzo, guarda in su e crede che quel che vede sia tutto il cielo" (Tiziano Terzani).


“Quello che conta non è solo l’idea, ma la capacità di crederci fino in fondo” (Ezra Pound).









giovedì 21 aprile 2016

What is the Deep ecology


"Deep ecology is radically since the traditional linking a current of ancient philosophical and religious minorities in Western Europe, North America and East and also has strong ties with many philosophical and religious positions of native peoples (including Indians 'America). In a sense it may be regarded as the wisdom which preserves the memory of what men once knew "(Devall & Sessions, 1989).

The thought of deep ecology focuses, more than any other, the intrinsic value of nature and the total value of all things because "the imprecision on the 'origin' of deep ecology is small compared to summary judgments, disparaging , ironic that you read very often in the media consumer "(Salio, 1994). The initiator of this clear vision of reality is the natural and vital Norwegian philosopher Arne Naess in the course of the seventies by a specific article and revolutionary distinguished categorically ecology in shallow (Shallow ecology) and deep (deep ecology). Deep ecology, as is implicit in its very literal definition, goes beyond the superficial analysis of the tank and its environmental problems of the classical ecological science, showing, on the contrary, only a comprehensive, encompassing the world. "It is the idea that we can not make any clear ontological separation in the field of existence: that there is no bifurcation in reality between the human and nonhuman realms .... when we perceive the borders, our deep ecological awareness is less "(Fox, 1983 in Devall & Sessions, 1989). However, the essence of deep ecology is well prior to the ideas of Arne Naess as already in the remote periods of history (Indian culture, animist, etc..) There was evidence of mental attitudes and practical unifiers where each element had a value in itself and there was universal . "I am a rock, I saw him live and die, I felt happiness, sorrows and pains, I live the life of the rock. They are part of Mother Earth, I feel his heart beating on my own, I feel his pain, his happiness: I live the life of the rock. They are a part of the Great Mystery, I heard her mourning, I hear his wisdom, I saw his sister I creatures: animals, birds, water and winds whispering, trees and everything in earth and everything in the universe "(Hopi Prayer).
"While the ecology of surface can be considered mainly inspired by an ethic of instrumental value, even if understood in a 'reformist' (conservation and preservation) and not of mere exploitation, deep ecology supports the thesis of the intrinsic value of objects natural "(Salio, 1989). Excellent also the definition of the term made by Capra (1997): "The surface ecology is anthropocentric, that is human-centered. It considers human beings above or outside of nature, as the source of all values, and assigns a value to nature only instrumental, or 'use'. Deep ecology does not separate humans - or anything else - from the wild. It does not see the world as a series of separate objects, but as a network of phenomena that are fundamentally interconnected and interdependent. Deep ecology recognizes the intrinsic value of all living beings and sees human beings as simply a particular thread in the fabric of life. " Naess says that "the essence of deep ecology is to ask more radical questions", that is, in asking questions that challenge the certainties "surface" of our world view, a conception that sees the human protagonist of the Earth, dominating of all creatures. Deep ecology, crosses this paradigm shifting and flows in the impersonal man from mid-engined single element of the "web of life and that we are" (Capra, 1997). Deep ecology reconditions the style of human life, raises questions about the newspaper every attitude and try to root in the mind a new comprehensive and universal ethics. In other words, a deep ecologist will have a positive attitude in any field of social relations and "natural" because it universalized a principle from the outset is set to a monistic view, radical and equal. Again writes Capra (1997): "The power of abstract thought has led us to consider the natural environment - the web of life - as if it consisted of separate parts, that various interest groups can exploit. In addition, we extended this fragmented view of human society, dividing it into different nations, races, political and religious groups. The belief that all these parts - in ourselves, in our environment and our society - they are really separate us from nature and alienated from his neighbors, and there has therefore devalued. To regain our full human nature, we must regain the experience of connecting with the entire web of life. This reconnect, religion in Latin, is the true essence of the spiritual foundation of deep ecology. "
Continues Capra (1997): "For deep ecology, the global issue of values is decisive, is, in fact, the central feature that defines .......It 'a worldview that recognizes the intrinsic value of non human life forms. All living things are members of ecological communities bound together in a network of interdependence. When this deep ecological design becomes part of our everyday awareness, emerges a radically new system of ethics.
Today the need for such a deep ecological ethics is urgently needed, especially in science, since much of what scientists do not need to encourage them to preserve life, but to destroy it ......
In the context of deep ecology, the idea that values are inherent in everything that is living part of nature, has its basis in experience profound ecological, or spiritual, that Nature and I are one. This expansion to the total ego identification with nature is the foundation for deep ecology ....
It follows that the relationship between an ecological perception of the world and a corresponding behavior is not a logical but psychological. From the fact that we are part and parcel of the fabric of life, the logic leads us to the rules that tell us how we should live. However, if we have the deep ecological awareness, or the experience of being part of the fabric of life, then we want (and we) be inclined to have respect for all that is living part of nature. In fact, we can not help but react in this way. "

The basic principles of deep ecology can be summarized as follows (from Devall & Sessions, 1989):

1. The welfare and prosperity of human life and human life on Earth have value in themselves (in other words, have an intrinsic value or inherent). These values are independent of the usefulness of the nonhuman world for human beings can have.
2. The richness and diversity of life forms contribute to the realization of these values and are also values in themselves.
3. The men have no right to impoverish the richness and diversity except to satisfy vital needs that they should not.
4. The flourishing of human life and cultures is compatible with a substantial decrease in human population: the prosperity of nonhuman life requires such a decrease.
5. The current human interference in the non human world is excessive, and the situation is getting worse gradually.
6. Consequently, the collective decisions have to be changed. These choices affect the ideological structures, technological and economic fundamentals. The state of affairs that will result will be radically different from today.
7. The ideological change is mainly in appreciation of the quality of life as intrinsic value rather than adhering to a standard of living even higher. It should be clear about the difference between what is and what great quality it is quantitatively.
8. Anyone who shares the above points is required, directly or indirectly, groped to implement the necessary changes.

The schematic above-listed eight points put in evidence such as deep ecology, is one of the few concepts that have relocated to the right man in harmony with nature (in line with a new ethic of the earth). Here's a simple parallel between the principles of the dominant culture and the "deep" Deep Ecology (Devall & Sessions by, 1989):

Dominant culture: DC
Deep Ecology: DE

DC: Domain nature
DE: Harmony with nature

DC: The natural environment is a resource for humans
DE: All nature has intrinsic value 

DC: Economic Growth / material for the increase in human population
DE: Needs simple materials

DC: Confidence in the abundance of resources
DE: Limited resources of the Earth

DC: Progress and high-tech solutions
DE: Appropriate technology: science is not dominating

DC: Consumerism
DE: Sobriety / recycling

DC: Community central / national
DE: Tradition minority / bioregion

Livingston (in Devall & Sessions, 1989) correctly states that the arguments relating to the protection of nature have always been set to direct and indirect human interests, so that without a complete change of awareness and depth of spirit, in truth you can not connect with the natural world and therefore "there is no hope of reversing the situation and to protect forests and wildlife from human destruction."
For example, the establishment of a protected area is a classic action ecology surface, again, as mentioned in key anthropocentric. It is not they never questioned the "certainty" of society and of modern science, but only criticize the negative aspects of the apparent surface without ever going to the heart of the matter. It 'just a protective intervention dutifully, mind you, but that vision must be complemented by "deep" of the natural world where man is an undistinguished in a whole and where every attitude is always in harmony with each other spontaneously .
Let us pause for a moment to reflect. Let's change our lives. We enter the deep spirituality of nature and its forces within digress, without thinking about a goal or to one of our particular interest. Write Olivetti & Lombardo (1991) "One step after another. The important thing is not to anticipate, do not think 'how far it is to get'. Walking inside their shoes, without regard to time out. I know those who have learned to do it, or more generally in the mountains in the wild ..... Walking is, first, go in search of lost time .... The time is lost because this is not fully longer exists in our lives, even in moments of leisure and disengagement. We live in a dimension where the past is erased ..... but this is dead, replaced by a constant anticipation of what we do in ten minutes, one hour, two days. A limit continuously moved forward. "
Let us then try to rejoin nature, we try to reach the essence of things in their deep, even deeper than ourselves, and finally the desire closed external sensations. "In the long run, to participate with joy and with all my heart the deep ecology movement, we must take life very seriously. People who maintain a low standard of living and cultivating an intense, rich, inner life, can, better than others, to have a deep ecological vision and act accordingly. I sit down, breath deeply and feel exactly where I am "(Arne Naess).
Writes From Home (1996): "The system's deep ecology thinking, our species is not very favorable. Living things and ecosystems, like all elements of the cosmos, have a value in itself. All Nature has intrinsic value and unit, as it has a value in itself every component, formed in a process of billions of years. The human species is one of these components, one of the branches of the tree of life ........ The natural world is not 'heritage, but it is much more: it is billions of years before our species. If you really want to talk about membership, is the humanity which belongs to Nature and not vice versa ........ In this framework the Western idea of human-biblical position is more or less like a curious delusions of grandeur.
While the ecology of the Earth surface must be respected because it is all present and future generations, deep in the ecology of the human species is not the custodian or owner of anything. "
However, as previously mentioned, the ecology of surface is also important, especially for interventions that need to have immediate feedback in the field of conservation. Taking into account also that to get an insight of ecology is necessary to initiate a radical change in his thinking, it is possible that the acquisitions are a mental ecology of the surface of the milestones towards the deep. Hoping that the ecology of surface is not yet another spectacle of Western "civilization"!
"For the deep ecological perspective, experience the wild nature means:
a) develop a sense of place;
b) new man's role in the natural system: a conqueror of the land to the person who experiences a full contact with nature;
c) cultivate modesty and humility, and finally,
d) understand the life cycle of the mountains, rivers, fish, bears ........
How deep ecologist ........ Muir investigated the nature and not limited to admire. He began to realize that the grasshoppers or the pines and stones were not to be understood as separate entities because they were closely related "(Devall & Sessions, 1989).

It should be remembered that an 'idea even if it is sustained by a minority may in time produce substantial positive effects. He writes Kaczynskj (1997): "Before the final fight the revolutionaries should not expect to have a majority on their side. The story is made up of active and determined minority, not the majority, which seldom has a clear and precise idea of what they really want. In the time it takes to get to the final effort toward the revolution, the task of revolutionaries is to be a small group of people deeply involved rather than trying to earn favor with the masses. As for the majority, it will be enough to make it aware of the new ideology and remind him frequently .... ".


"What matters is not only the idea, but the ability to believe in it" (Ezra Pound).